CAMBIAMENTO CLIMATICO ED INQUINAMENTO: QUALE IL NESSO?

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La qualità dell'aria influisce sul cambiamento climatico?

L’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici sono strettamente correlati: non solo per via diretta (emissioni di CO2) ma anche per via indiretta (estrazione e combustione di combustibili fossili).

Molti di questi inquinanti atmosferici contribuiscono alla variazione del clima influenzando la quantità di luce solare in entrata che viene riflessa o assorbita dall’atmosfera, riscaldano o raffreddando la terra e determinando una variazione delle aree di alta e bassa pressione o delle correnti.

É questo il meccanismo che determina temperature elevate, mancanza di precipitazioni e siccità o vicevera alluvioni, fenomeni temporaleschi non controllabili, uragani e tornado.

I gas serra, quali sono?

Quando si parla di gas serra si intendono gli insiemi di gas presenti nell’atmosfera tra cui l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), l’ozono (O3), il vapore acqueo e gli alocarburi (CFC, HCFC, HFC).

Generati come detto prima non solo dalle emissioni di industrie ed automezzi, ma anche dalla combustione di diversi materiali sono così chiamati per la capacità di realizzare una sorta di cappa che determina l’aumento della temperatura terrestre.

É necessario comunque precisare che l’effetto serra di fatto è un fenomeno che è già di per sè presente in natura, pertanto non è propriamente corretto parlarne solo in senso negativo.

“Nulla è più potente per il tuo futuro che l’essere un raccoglitore di buone idee ed informazioni. Questo si chiama fare i tuoi compiti a casa.” (Jim Rohn)

surriscaldamento globale

Quali le conseguenze che si stanno verificando?

Il cambiamento climatico si sta determinando a causa dell’esacerbazione dell’effetto serra principalmente con questi sconvolgimenti:

– desertificazione nelle regioni tropicali;
– scioglimento dei ghiacci polari;
– cambiamento climatico;
– cambiamento nelle caratteristiche degli ecosistemi;
– uragani;
– tifoni;
– aumento di rovinose grandinate;
– minori piogge, incostanti ma di volume eccessivo.

Con conseguenze anche devastanti sulle vite di uomo ed animali.

Cambiamento climatico: facciamo il punto della situazione.

Purtroppo nonostante l’obiettivo dell’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento a 1,5 (o anche 2) gradi Celsius, riducendo le emissioni di CO2, questo di per sé non sarà sufficiente.

La relazione speciale dell’IPCC sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 ° C sottolinea che sono importanti anche le profonde riduzioni delle emissioni dei forzanti climatici non CO2, in particolare gli inquinanti atmosferici metano e carbonio nero. E mentre la decarbonizzazione dell’economia ridurrà generalmente le emissioni di CO2 e di inquinanti atmosferici, perseguire l’eliminazione graduale dei combustibili fossili non è sufficiente, né per la qualità dell’aria né per il clima.

Questo perchè anche le emissioni da settori aggiuntivi sono importanti: ad esempio, le emissioni di metano e carbonio nero provenienti dall’agricoltura hanno importanti impatti sulla salute e sul clima e le emissioni di refrigeranti (in particolare idrofluorocarburi o HFC) dal settore del raffreddamento sono particolarmente potenti scaldatori climatici.

Alcune tecnologie promosse come rispettose del clima – combustione di biomassa e altri biocarburanti per il riscaldamento o il trasporto domestico, ad esempio – possono emettere più particolato, incluso il carbonio nero, rispetto alla tecnologia che ha sostituito, e quindi continuare a riscaldare il clima.

E pertanto urgente ritornare a rividere le attività di riconversione messe in campo.
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Quali le aree del pianeta maggiormente colpite?

Uno studio condotto dai gruppi di ricerca del Cnr di Pisa e di Torino hanno determinato quali siano le regioni maggiormente coinvolte nel cambiamento climatico.

Le aree in sofferenza sono l’Amazzonia, il Sahel, le aree tropicali dell’Africa occidentale, l’Indonesia e la parte orientale dell’Asia centrale.

Per determinare le zone sono stati considerati diversi fattori:

– temperatura media;
– numero e consistenza delle precipitazioni;
– variabilità inter-annuale di temperatura media e precipitazione;
– frequenza di stagioni con temperatura e precipitazione media più alta delle massime nel trentennio precedente;
– frequenza di stagioni con precipitazione media minore della minima media stagionale nel trentennio precedente.

I cambiamenti registrati possono avere effetti importanti sugli ecosistemi, sulle produzioni agricole, sulla disponibilità di risorse idriche e sul rischio idrogeologico realizzando disastri ed impoverendo ulteriormente e velocemente queste parti del mondo.

Non solo, con un effetto domino ciò che si verifica in questi territori, va ad impattare anche su altre aree: parallelamente per esempio si è visto nel bacino del Mediterraneo, in particolare, un aumento della temperatura media estiva di circa un grado negli ultimi cinquant’anni, ed un aumento di onde di calore estive.

Ci si è resi conto come l’emergenza clima sia già in atto e non sia più una mera ipotesi.

L’identificazione delle regioni più sensibili dovrebbe stimolare lo sviluppo di strategie internazionali di mitigazione dei rischi e di adattamento.

Cambiamento climatico: non potevamo muoverci prima?

Non si parla di cambiamento climatico da pochi giorni: da moltissimo tempo si cerca tramite normative di gestire una situazione ormai fuori controllo. Serviva forse una ragazzina come Greta Thunberg per sensibilizzare la popolazione?

Non dovrebbe forse ognuno di noi farsi portavoce di queste informazioni, per avere la certezza che giungano realmente a tutti e realizzando una sensibilizzazione globale? Iniziamo a chiederci che cosa possiamo fare nel nostro piccolo e se realmente siamo consapevoli che non manca molto al game over.
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